THISABLES 3D

Ikea è sempre sinonimo di ricerca, architettura e design modulare da invidiare e l’attenzione verso la clientela si è spinta ancora più avanti abbracciando tutte quelle famiglie che hanno un loro membro portatore di handicap. Quello che a noi può sembrare semplice per alcuni diventa difficilissimo e talvolta umiliante. Ikea introduce la linea ThisAbles 3D, degli accessori che vengono stampati in loco con stampanti 3D e aggiungono o estendono features che ne consente un uso semplificato dei prodotti già esistenti ai meno fortunati !

https://thisables.com/en/

Onorevo Antonio Guidi ex Ministro per la Famiglia della Repubblica Italiana governo Berlusconi 1994.

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Guidi_(politico)

RISEARCH

Un progetto sperimentale dove tramite la tecnologia interattiva mobile si potrebbe scoprire, individuare e consultare tutti i servizi presenti sul territorio al fine di rendere tutto alla portata di mano.

Un progetto sperimentale dove tramite la tecnologia interattiva mobile si potrebbe scoprire, individuare e consultare tutti i servizi presenti sul territorio al fine di rendere tutto alla portata di mano.

Il progetto open source selezionato e passato al progetto start-up della città di Rijeka è stato appositamente studiato per sopperire alle carenza di comunicazione delle maggior parte delle attività presenti sul territorio.

Il principio moltiplicatore è avvalorato dalla scienza quantistiche della propagazione dell’informazione della infrastruttura tecnico-comunicativa studiata.

Il progetto è stato momentaneamente accantonato per defezione delle giovani leve…

LABORATORIO VIDEOGAMES al FFF

cerimonia di chiusura del festival

Evento per le famiglie patrocinato dalla Regione Lazio con il placet delle istituzioni religiosi e cattoliche romane.

Il laboratorio di videogiochi sponsorizzato dalla Hasbro Nintendo Microsoft e Sony e molti altri, vuole essere un momento formativo dove le varie generazioni familiari giocano, interagiscono e scoprono come si divertono i giovani.

Ermanno che si allena per non essere meno dei ragazzini

Da questa esperienza dove mamme sfidano i papà, poi le nonne coinvolte per consentire ai nipoti di qualificarsi, lo staff che si allena su se stesso 12 ore al giorno… mentre le suore giocano a tennis a bowling la settimana e oltre 10.000 visitatori finisce in bellezza e con il sorriso sui visi.

Ermanno Di Mario
design allestimento, responsabile tecnico e capo tutor

Giuseppe Romano
giornalista e docente di comunicazione interattiva e videogames è ideatore della sezione videogames nel FFF

CORSO DI FORMAZIONE REGIONALE

Capito il problema si trova la soluzione ! La comunità cinese di Milano e poi della Lombardia si ritiene sotto attacco, le istituzioni milanesi dopo aver dato loro le licenze per operare come centri benessere fa dietro front e cambia il regolamento comunale forzando l’appartenenza della disciplina al di sotto della categoria degli estetisti. Ma peli e massaggi decontratturanti hanno ben poco in comune. Nel contempo cominciano a fioccare centinaia di multe a tutti negozi meneghini, cosa che velocemente riempie le casse del comune ma non risolvono la situazione. Il business corre lungo le carte…

Incaricato da parte della comunità cinese di Milano, si fonda la prima associazione ad obiettivo sociale della comunità, la “Associazione 8” per cercare di risolvere il problema cercando di aprire un dialogo con il Comune che non riesce.

A questo punto l’ Associazione 8 apre un tavolo pubblico con tutte le centinaia di operatori cinesi e analizzando la grave problematica in essere causata dal Comune di Milano e tracciamo una nuova visione e una strada supportati legalmente. Difatti tempo addietro la Regione Lombardia assieme alle università lombarde aveva fatto uno studio sulle medicine alternative, compreso i messaggi orientali parte integrante della loro cultura del benessere. In fondo alla fila presenti anche rappresentanti del Comuni e delle associazioni contrastanti e filo estetisti. Supportati quale testimone e tecnico legale
dall’avvocato ex giudice onorario Arcangelo Dal Borgo avvisiamo

La Regione Lombardia da questo studio definisce questa trattamento Disciplina Bio Naturale (DBN) estensione della linea guida dell’OMS dove riconosce i benefici di alcune medicine alternative per lo più orientali.

badge di riconoscimento staff conferenza stampa

E’ un momento di tumulti a Milano, la forza destra-cattolica lancia la guerra alla comunità cinese ed invece di trovare un mediazione alza il tiro e comincia attaccare anche altri comparti economici della comunità. Drammi nelle famiglie cinesi, con sequestri, fermi, bambini separati dai genitori, reimpatri forzati e qui l’Associazione 8 intervenendo per quanto è in sua forza, agisce nelle Questure e confrontandosi in modo costruttivo con la Polizia Municipale meneghina che piano a piano cominciano ad intuire sulle vere motivazioni politiche e ideologica che hanno fatto scaturire il problema.

Di risposta l’ Associazione 8 decide di avviare una “class action” facendo ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Comune di Milano. A questo attività dietro le quinte e già in tempi non sospetti aiuta il M5S rendendo tecnicamente possibile il ricorso e la Lega Nord in Regione Lombardia che dopo anni di stasi l’Assemblea Regionale vota e rettifica la nuova regge regionale sulle DBN.

sentenza de TAR di incostituzionalità del regolamento del Comune di Milano

L’ Associazione 8 assieme alla Prodest ente d’eccellenza regionale per la formazione, ospitati dalla CSEN ente di formazione del Coni, studia un percorso di studi regionale per i messaggi Tuina. Altri enti formativi regionali si aggregano, entro pochi mesi oltre 600 operatori vengono esaminati ed aggiornati con conseguente emissione di un “Attestato di competenza di Regione Lombardia”.

Un momento del corso Prodest allo CSEN di Milano

Finalmente ora possono dimostrare di essere operatori DBN e non “strappapeli” come ironicamente dice in coro la comunità cinese.

Tui Na , branca della medicina cinese, riconosciuta dalla OMS come trattamento nelle medicine alternative

Ringrazio per la fiducia datami da Zhiqin Hu e dalla comunità cinese di Milan tutta, e per la collaborazione attiva in ordine alfabetico Arcangelo Dal Borgo, Martino Dal Borgo, Angelo Melluso, Renato Plati e tutto lo staff e ringraziamo umanamente tutte le forze di Polizia statale e municipale per l’estremo equilibrio mostrato.

Ermanno Di Mario
il Segretario Generale

Lucone, uno dei ragazzi del nostro Staff esultante per la vittoria

MASTERS OF BRERA

Tutto nacque nel 2007 quando con voce intrisa di rammarico l’accademico professore e scultore Mario Robaudi mio amico mi raccontava che l’ultima volta che l’Italia ha portato gli artisti e gli operatori d’arte italiana collettivamente nel mondo è stata
negli anni ’60 a New York. Lui era uno dei fautori assieme a Sandro Pertini della controriforma delle Accademie e dei Conservatori per la parificazione a status universitario. Sorseggiavamo un aperitivo in via Fiori Chiari nel quartiere accademico di Brera, fucina delle più grande addensamento di gallerie d’arte d’Italia. Eravamo consci che gallerie storiche come il Milione e tante altre, risorte con orgoglio dalle ceneri dei bombardamenti del dopoguerra hanno reso grande l’arte a Milano e Brera attirando da tutto il mondo artisti e collezionisti. Anche l’Alfa Romeo ne diede un tributo d’eleganza e design con l’omonima sportiva. Ne parlai con il maresciallo dell’esercito italiano Francesco Montinaro con il quale ero in contatto per le “public affairs” e facendo leva sul suo orgoglio nazionale gli proposi: “Ma perché non facciamo una follia ? Perché non riportiamo l’Italia e l’arte italiana in giro per il mondo, meglio di quanto fecero negli anni ’60 ? Saresti capace di portarlo in Regione ?”. Lui mi guardò ancor più folle sorridendo e allora capii che la sfida era stata data. Serviva una meta, una meta del nuovo millennio, di prestigio e irragiungibile per i più. Allora mi venne un’idea e chiamai subito il mio carissimo amico Zhiqin Hu dicendogli “Caro Andrea, ma tu non avevi uno zio a Shanghai ?”.

Il dado era tratto, da li a poco formammo la squadra di battaglia e nacque “Masters of Brera”. Maestri di Brera / Masters of Brera aveva anche trovato la sua prima meta, la Cina di Marco Polo e de “Il Milione”, era Shanghai era la prima tappa di questo progetto.

Evento patrocinato dall’Accademia per le Belle Arti di Brera e promosso da Regione Lombardia e dal Sistema Camerale Lombardo mediante la partecipazione aggregata e coordinata degli operatori d’arte mediante un bando per l’internazionalizzazione delle imprese lombarde.

L’evento inaugurato nel 2008 nell’anno delle Olimpiadi nella Repubblica Popolare Cinese, ha visto la straordinaria partecipazione di oltre 120 artisti, 75 gallerie d’arte e l’esposizione di oltre 200 opere d’arte moderna e contemporanee ospitate al museo nazionale Liu Hai Su in pieno centro a Shanghai grazie al famoso “zio”.

L’evento ha visto coinvolte attivamente istituzioni come Regione Lombardia, Camere di Commercio lombarde, Promos, Accademia delle Belle Arti di Brera, Shanghai World Expo Group International, Associazione Generale Economica Commeciale Cinese in Nord Italia, Aon Assicurazioni e qualche pirata quà e la…

il catalogo pubblicato

“Maestri di Brera” nasce da un cambio di prospettiva. Getta un ponte tra realtà diverse, lontane eppure in cerca l’una dell’altra. È un’idea che è diventata progetto e, poi, strumento, man mano che si concretava. Man mano, cioè, che realtà diverse la condividevano, ne prendevano coscienza, decidevano di farsene carico.

All’inizio, ovviamente, c’è l’arte. Ma non l’arte in astratto, come ipotesi di creatività e di bellezza, e nemmeno l’arte solo come produzione artistica di creatori isolati. L’arte, invece, come scuola e piazza e mercato: come “città” – come “quartiere” – in cui creare è stato possibile e facile perché c’erano le condizioni, i talenti, le competenze e la collaborazione per farlo al meglio. Questo è stato il quartiere urbano di Brera a Milano dal dopoguerra, e ha continuato a esserlo fino a oggi malgrado difficoltà di ogni tipo. A modo suo: in un modo, cioè, in cui creare diventa anche mostrare, esporre, vendere e comprare. Non è affatto un caso che Brera significhi gallerie d’arte non meno di quanto significhi atelier di creatori (pittori, scultori, fotografi, designer). Come in un quartiere vivo e abitato la piazza e il mercato contano quanto le abitazioni private, così Brera ha consentito alla somma dei suoi cittadini di essere più elevata – più efficace, più grande – del totale dei singoli.

Si può dire che “Maestri di Brera” divulgo, quindi, il modello-Brera fuori dai confini del quartiere? In un certo senso sì: dalle prime conversazioni che ho intrattenuto col professor Rolando Bellini e con altri amici quando l’idea si formava e non c’era ancora un progetto, indubbiamente emergeva il disegno di una iniziativa che sarebbe dovuta essere contemporaneamente scuola e piazza e mercato, ovvero un itinerario completo dal farsi dell’opera d’arte fino al suo presentarsi come “valore aggiunto”. E questo per due concrete ragioni: la prima, per rispetto di un modello felice, quello spontaneamente realizzatosi a Brera per tanti anni, che a sua volta poteva fare scuola. E la seconda, non meno importante, per superare un’idea di cultura asfittica e limitata, quella che oggi spesso – e spesso proprio in nome del “mercato” – relega le arti nel mondo del superfluo, dell’accessorio, quasi che a contare fossero soltanto le realtà industriali, commerciali, materiali. Sostanzialmente perché monetizzabili, a differenza dell’arte.

“Maestri di Brera” invece ha inseguito fin dall’inizio una prospettiva opposta. Nella convinzione che di tutti gli artigianati, di tutte le intraprese, di tutte le realizzazioni imprenditoriali, l’arte è proprio quella che meglio contraddistingue l’Italia, la meno imitabile e la più insostituibile. Il punto, semmai, è quello di come farla diventare “mercato”. Meglio: di come farla rientrare in quel mercato globale dal quale è uscita decenni fa per propria inadeguatezza a seguire il corso dei tempi. Qui il discorso si farebbe lungo, coinvolgendo una miriade di “perché” riguardanti la strana contraddizione nazionale in seguito alla quale il Paese che ha più risorse di territorio e di clima, più bellezze naturali, più reliquie storiche, più esempi di civiltà, più capolavori artistici, non sia capace di prosperare in relazione a cotante ricchezze. La nostra agricoltura è un disastro, il turismo è in declino, importiamo beni che dovremmo invece esportare. E di tutte queste contraddizioni la più enorme riguarda appunto lo scarso peso che la creatività artistica – potremmo dire la “capacità di bellezza” – mostra nel contesto nazionale. Al momento di conteggiare il patrimonio, è assai strano che l’arte non risulti tra le voci italiane essenziali.

Dunque, ci siamo messi a progettare “Maestri di Brera” esattamente alla luce di queste considerazioni. Cioè considerando l’arte come una risorsa storica votata a confermarsi risorsa anche strategica: risorsa di mercato. Il coinvolgimento delle autorità regionali e della Camera di Commercio di Milano è stato la conferma del fatto che il progetto poteva prendere forma non soltanto come iniziativa privata e occasionale, bensì come nuova strada condivisa per proporre l’arte nel mercato. Coinvolgendo come soggetti le gallerie, e creando una mostra-fiera in cui il progetto artistico unitario andasse di pari passo con la proposta commerciale in contesti di mercato significativi, il bando regionale ha introdotto e sostenuto un nuovo “modello di comportamento”. Un modello che è importante e innovativo tanto quanto è, ancora, così giovane da richiedere tempo e sforzi per migliorarsi e divulgarsi. Ma ciò che è stato fatto è importante: da ora in poi in ogni parte d’Italia, per una moltitudine di esperienze artistiche e artigianali, si potrà riproporre lo stesso modello. Non solo artistico, perché dotato di una robusta anima commerciale. E non solo commerciale perché preceduto da un’ispirazione che imprime unitarietà di scopo e sottolinea ciò che, pur venendo sul mercato, rimane superiore al mercato perché, in definitiva, è impagabile. Come è appunto l’arte.

Concludo con un riferimento al primo scenario internazionale in cui “Maestri di Brera” va a collocarsi in questa fine d’anno 2008. La Cina è, di tutti i mercati che agiscono nella contemporaneità, quello che rappresenta la sfida più forte e più allettante. È lontano, è diverso, è potente. Finora, è anche sembrato che, salvo poche eccezioni legate alla moda e alle élite locali, il rapporto di mercato fra Cina e Italia fosse monodirezionale. Oggi, con “Maestri di Brera a Shanghai 2008”, affermiamo che si può fare anche altro, che ci può essere anche altro. E che l’Italia può dare alla Cina qualcosa di proprio che la Cina non ha. Anche questo è “Maestri di Brera”, e non mi sembra poco nell’ottica di arricchimento reciproco che dovrebbe essere la cifra migliore della globalizzazione.

Non mi resta che ringraziare, a questo punto, tutti gli attori del progetto “Maestri di Brera”. Li ho incontrati a uno a uno e insieme abbiamo riflettuto, discusso, elaborato, proposto, deciso. Mi riferisco innanzitutto agli artisti e ai galleristi che li rappresentano con professionalità, competenza e buonsenso. Ma anche, ovviamente, agli assessori (dire chi), ai dirigenti e funzionari della Camera di Commercio, a (altri Promos o quel che ti sembra), ai cinesi Zhiqin Hu e tutti. Ciascuna di queste persone, e tante altre che qui non c’è modo di nominare per mancanza di spazio e forse anche per limiti di memoria, sono state e saranno ancora indispensabili a “Maestri di Brera”.

Ringrazio particolarmente ai 10 gatti che hanno dato una mano operativa nel realizzarlo, in ordine alfabetico Federica Berner, Zhiqin Hu, Francesco Montinaro, Nicolò Olivotto, Stefano Pizzi, Mario Robaudi, Giuliano Sottoriva e Vesna Možgon.

Ermanno Di Mario
ideatore, project manager e anche commerciale

questo progetto lo dedico all’amico scomparso Mario Robaudi

https://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/15_febbraio_23/cascina-studio-mario-robaudi-721891bc-bb35-11e4-aa19-1dc436785f83.shtml?fromArticle=true

https://www.artevarese.com/i-maestri-di-brera-a-shanghai/

GRETA THUNBERG

Anche con soli 16 anni si può scuotere le menti di tutto il mondo. Non bisogna essere un naturista, verdi o puristi per capire guardando attorno a noi su come devastiamo il nostro pianeta. E’ questa la nostra intelligenza ? No, è l’avarizia ed il menefreghismo e l’interesse di pochi. Abbiamo superato la soglia con la stupidità collettiva, ora si cambia davvero.

#FridayforFuture

NIKOLA TESLA

“Everywere is energy”, così diceva Nikola Tesla, il più grande inventore del mondo alla pari di Leonardo e molti altri. Se noi oggi accendiamo una lavatrice, facciamo una risonanza magnetica o telecomandiamo via radio un oggetto la dobbiamo a lui. Ci stiamo avvicinando alla sua profezia e alla sua visione dove ora più che mai è indispensabile per salvare il nostro pianeta. Ascoltate le parole dello scienziato in questo stupendo video.

https://www.teslasociety.com/

POTOČNIK and YUGOSLAVIAN ENGINEERS

Potočnik è stato il misconosciuto von Braun sloveno che disegno è studio tecnologie spaziali che Tito volle mettere in pratica e dove gli ingegneri trasformarono la Yugoslavia nella terza potenza spaziale della storia. L’intero progetto fu acquistato dagli USA e secretato dalla CIA per 50 anni. Una storia vera di menti ed energie su cui riflettere, ma si è veramente secondi a tutti ?

http://www.houstonfilm.net/

https://www.express.hr/life/dokazali-smo-da-je-tito-prodao-svemir-kennedyju-4248

ELON MUSK

Si pensava che solo la NASA e Russia avevano le capacità per far evolvere le ricerche spaziali, ma i loro costi di gestione sono diventati proibitivi e insopportabile neppure per una nazione ricca come gli USA. Finché non è arrivato un folle di nome Elon Musk che dopo aver fondato la Tesla Motors ha fatto quello che nessun altro è riuscito a fare… far tornare integri i vettori a terra per riutilizzarli. La Nasa ora appalta alla SpaceX il lancio dei vettori.

https://www.spacex.com

GAVIN ARMSTRONG

Questa è la storia dei Pesci di ferro. La nonna Iole diceva di mettere i chiodi nella mela, la mia nonna Ada diceva che la bisnonna usava gratuggiare il ferro in minestra. Usanze lontane e in apparenza bizzarre, ma tali da far scattare semplici intuizione ora verificate dalla scienza per divenire soluzioni reali grazie a Gavin Armstrong. Guardate il filmato.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28049274#
https://atrium.lib.uoguelph.ca/xmlui/handle/10214/10490